Salvini: “Rimpatrio per i minori stranieri non accompagnati che commettono reati”

Riassunto

Il governo Meloni sta definendo i contenuti del nuovo pacchetto Sicurezza, valutando quali norme inserire in un decreto d'urgenza e quali in un disegno di legge parlamentare. La Lega preme per una linea dura con un 'super decreto' che includa sanzioni contro le baby gang e il rimpatrio di minori stranieri, mentre il Viminale e il sottosegretario Mantovano invitano alla cautela giuridica. Sullo sfondo si delineano le ambizioni politiche di Matteo Salvini, che mira a tornare alla guida del Ministero dell’Interno dopo i recenti sviluppi giudiziari. Questa dinamica riflette la tensione tra la ricerca di consensi immediati e la necessità di garantire la tenuta costituzionale delle leggi.

di Simone Canettieri
Corriere della Sera, 19 gennaio 2026
La cautela del Viminale e i dubbi giuridici sulla misura. “Questo entra e questo resta fuori”. Ci sarà da prendere una decisione. Compresa quella sui rimpatri più efficaci per i minori stranieri che commettono reati arrivati in Italia senza parenti. E cioè l’ultima richiesta della Lega, che al momento si porta dietro dubbi giuridici e silenzi politici nel resto del centrodestra. La riunione sul nuovo pacchetto Sicurezza, annunciata per domani dalla premier, dovrà stabilire innanzitutto quali norme faranno parte del nuovo decreto e quali invece resteranno nel disegno di legge che sarà discusso dal Parlamento (o saranno proposte in sede di conversione sotto forma di emendamento). Due veicoli opposti come velocità e impatto mediatico.
E così già si intravede all’orizzonte lavoro straordinario per Alfredo Mantovano. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio è il custode delle norme del governo, soprattutto nel “dialogo” preventivo con gli uffici del Quirinale affinché non ci siano sorprese dal Colle una volta che il testo è stato licenziato dal Consiglio dei ministri. Ci sono infatti da rispettare, come sempre, “i requisiti di casi straordinari di necessità e urgenza” alla base della decretazione.
Allo stesso tempo la pressione è tale sull’esecutivo, dopo gli ultimi fatti di cronaca, da spingere Meloni a una risposta immediata sulle armi bianche che finiscono nelle mani dei minori. Così come è probabile che nel decreto entrino anche le multe ai genitori dei minori che commettono reati, le aggravanti per i furti in casa e per gli scippi, ma anche la confisca dei mezzi per gli spacciatori (tutte norme contenute nel ddl).
Come si sa, nei giorni scorsi il Viminale ha trasmesso le bozze di due testi agli uffici del governo. In quella del decreto, per esempio, non ci sono provvedimenti che riguardano l’uso dei coltelli per i giovani. Nemmeno le aggravanti e le sanzioni accessorie, ma si parla invece dell’istituzione delle zone rosse, dell’identificazione biometrica a posteriori negli stadi e di posti di polizia distaccati e temporanei. Al contrario da giorni la Lega di Matteo Salvini, con l’attivismo del sottosegretario Nicola Molteni, reclama che gran parte dei 45 articoli depositati dal ministro Piantedosi a Palazzo Chigi, come proposta di ddl, facciano parte di in un unico “super decreto Sicurezza”. La cautela del Viminale nel dividere pani e pesci, decreto e disegno di legge, si fonda sull’esperienza giuridica di Piantedosi, già capo di gabinetto del ministero e responsabile dell’ufficio legislativo. E rimette tutto alla volontà politica della maggioranza. Lanciando anche il guanto del confronto nel campo delle opposizioni che denunciano da mesi “l’allarme sicurezza in Italia”.
Tutto si muove intorno alla cronaca, certo. Ma in generale fa fede l’affermazione di Giorgia Meloni di dieci giorni fa in conferenza stampa: “Sulla sicurezza abbiamo lavorato tantissimo, ma i risultati per me sono insufficienti”. Un modo per spronare il Viminale, che infatti ha inviato subito un pacchetto di leggi a Palazzo Chigi. Un pertugio per i sogni di Matteo Salvini. Il vicepremier è tornato a battere sulla sicurezza, arrivando anche a un derby con Piantedosi - che tecnicamente sarebbe espressione del Carroccio - per intestarsi la nuova stretta.
Dietro alla corsa leghista su coltelli e baby gang si cela il sogno del leader di via Bellerio: il ritorno al Viminale. Un progetto che Salvini, dopo l’assoluzione in Cassazione nel processo Open Arms, è tornato ad accarezzare, senza avere il timore di confessarlo pubblicamente. Quanti ricordi e soprattutto quanti consensi elettorali, penserà magari il vicepremier che da ministro dell’Interno alle Europee del 2019 arrivò al 34,3%. La possibilità di un cambio in corsa è data come “impossibile” da tutti i livelli istituzionali coinvolti. Nel 2027, in caso di vittoria, si vedrà. Forse.