Rom e sinti, settemila minori nelle baraccopoli: l’infanzia negata nei campi
Riassunto
In Italia circa settemila minori vivono ancora nelle baraccopoli, contesti segnati da degrado, gravi rischi per la salute e un tasso di abbandono scolastico altissimo. L'Associazione 21 luglio, attraverso le parole del presidente Carlo Stasolla, denuncia il fallimento dei percorsi educativi all'interno dei campi e sollecita il Governo a varare un piano straordinario per il loro definitivo superamento entro cinque anni. Nonostante la riduzione degli insediamenti dal 2010 a oggi, aree come la provincia di Napoli restano critiche a causa delle infiltrazioni della criminalità organizzata che sfrutta il disagio sociale. Questa situazione evidenzia l'urgenza di interventi strutturali per garantire i diritti fondamentali dell'infanzia e sottrarre i giovani alla marginalità.
La Repubblica, 20 gennaio 2026
Rom e sinti, settemila minori nelle baraccopoli: l’infanzia negata nei campi. Dice l’Associazione 21 luglio: “Serve un piano straordinario del Governo per il superamento definitivo degli insediamenti in cinque anni”. Quello in via Carrafiello, a Giugliano in Campania, è il più grande campo rom d’Italia: con 545 persone, di cui la metà minori, è anche “il peggior luogo dove far nascere un bambino”. Parola del presidente dell’Associazione 21 luglio, Carlo Stasolla, che da decenni è impegnata in progetti strutturati per il superamento degli insediamenti che ospitano le comunità rom e sinti. La soluzione trovata negli anni 80. L’ultimo è stato istituito nel 2018, ad Afragola, e da sette anni è in corso il processo di chiusura dei ghetti abitativi monoetnici che, a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, sono sorti in Italia come soluzione adottata dalla metà delle amministrazioni regionali per gestire l’arrivo di comunità in fuga dai paesi dell’Est Europa.
Non è un posto per bambini. Dei 260 campi contati nel 2010, annus horribilis, oggi ne rimangono 98, di cui 18 verso la chiusura. Sono circa dodicimila gli abitanti rimasti nelle baraccopoli italiane, di cui settemila minorenni, Non è un posto per minori, il campo rom, in cui, spiega Stasolla, “si ferma al 20 per cento la percentuale di quelli che riescono ad arrivare alla terza media ed è altissimo il tasso delle possibilità di contrarre le ‘sindromi della povertà’, dal diabete alle dermatiti fino alle malattie cardiovascolari”.
Si muore di più in età precoce negli insediamenti destinati ai nomadi. L’ultimo caso risale a una settimana fa, nel campo di Sandrigo in Veneto, dove il cuore di Ambra ha smesso di battere qualche giorno prima del suo quarto mese di vita. “Malgrado gli sforzi di accompagnamento allo studio messi in campo dalle amministrazioni locali, finché si vive nei campi rom non si può avere successo scolastico: il campo rom è un buco nero, ogni processo educativo è destinato al fallimento se il minore vive in una baracca”, racconta Carlo Stasolla.
Verso il superamento. Uno spazio mentale, oltre che fisico, dal quale i giovani sono i primi a voler uscire. “Le nuove generazioni sono motivate a superare il perimetro dei campi, influenzate anche dai contenuti social e dai modelli positivi generati dai processi di superamento degli insediamenti”, aggiunge il presidente dell’associazione. Non solo. “Sono sempre più numerose le amministrazioni comunali favorevoli al superamento dei campi attrezzati: Roma, per esempio, prevede di eliminare tutti i cinque campi rimasti nel giro di tre anni”, dice Stasolla che, il 3 febbraio prossimo, sarà in Senato per un convegno sul tema. “Finora lasciato in mano alla volontà e alle forze delle amministrazioni locali, per superare definitivamente i campi rom è necessario un piano straordinario del Governo con il quale prevediamo di risolvere la questione entro cinque anni”, afferma il presidente dell’Associazione 21 luglio.
Terra di nessuno: tra degrado e criminalità. Tra gli ottanta villaggi formali difficili da chiudere, insistono quelli della Città metropolitana di Napoli: quattordici baraccopoli e tremila persone, oltre la metà bambini, tra scarsa igiene, precarietà di servizi e diritti infantili negati. “In quell’area, oltre che con le condizioni di estremo disagio, si devono fare i conti con la presenza della camorra che rema contro il superamento, per due motivi: le baraccopoli sono luoghi per reclutare forze da destinare alla microcriminalità e spazi dove scaricare rifiuti illeciti”, chiude Carlo Stasolla.