Milano. Carcere di Opera, ancora denunce per il gelo in cella

Riassunto

Gli avvocati denunciano condizioni disumane nel carcere di Opera, caratterizzate da mancanza di riscaldamento, infiltrazioni d'acqua e gravi carenze nell'assistenza sanitaria anche per casi urgenti. Oltre al degrado strutturale, vengono segnalate restrizioni arbitrarie sui colloqui con persone non legate da vincoli di sangue e una drastica riduzione delle telefonate precedentemente autorizzate. La situazione ha generato forti tensioni, spingendo alcuni detenuti allo sciopero della fame e i legali a presentare esposti ai garanti nazionali e locali. Questo scenario evidenzia una gestione critica che mette a rischio i diritti fondamentali e la dignità umana garantiti dall'ordinamento penitenziario.

di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 gennaio 2026
Freddo, umidità, cure negate e isolamento affettivo: gli avvocati scrivono ai garanti e nel penitenziario cresce la tensione. Nonostante l’interrogazione parlamentare di Roberto Giachetti e la notizia ormai pubblica della situazione critica, le segnalazioni al carcere di Opera non diminuiscono, ma aumentano. Questa volta a scrivere sono gli avvocati difensori, che hanno inviato segnalazioni circostanziate al Garante dei diritti del Comune di Milano, all’associazione Antigone, al Garante Nazionale e all’onorevole Giachetti tramite l’associazione Yairaiha.
Le lettere, che Il Dubbio ha potuto visionare, tracciano un quadro allarmante: i riscaldamenti non funzionerebbero, l’acqua calda nelle docce sarebbe assente e il livello di umidità sarebbe talmente alto che i materassi sarebbero intrisi d’acqua, cagionando forti dolori alle ossa e alle articolazioni. “I detenuti segnalano che i riscaldamenti non sono funzionanti”, si legge nelle comunicazioni. “Tale condizione di degrado è facilitata ovviamente dalle numerosissime infiltrazioni e correnti d’aria gelida che comporta una condizione inaccettabile”. Le temperature basse sarebbero rese ancora più insopportabili dall’acqua fredda, al punto che alcuni detenuti rinuncerebbero a lavarsi.
Gli avvocati denunciano anche gravi carenze nell’assistenza sanitaria. Uno dei legali ha inviato ben due solleciti per una visita medica urgente per un assistito con forti dolori al petto e formicolio al braccio sinistro, senza mai ricevere risposta e senza che il detenuto venisse visitato, pur avendola richiesta anche lui. Le condizioni strutturali e sanitarie si intrecciano con decisioni amministrative che, secondo i legali, violerebbero i principi dell’ordinamento penitenziario e costituzionale. Al centro delle proteste c’è la gestione dei rapporti con l’esterno da parte della nuova direzione che avrebbe deciso di negare gli incontri con le “terze persone” a tutti i soggetti ristretti (come la vicenda di un bambino, figlio della compagna di un detenuto), e pare che sia in procinto di revocare anche quelli già ammessi.
“Per quanto la Direzione Carceraria abbia un potere discrezionale nell’ammettere le terze persone a svolgere colloqui”, scrivono gli avvocati, “tale discrezione si sta tramutando in un regime dittatoriale senza giustificazione”. Vi sarebbero detenuti che non hanno familiari o che li hanno molto lontani, con legami affettivi importanti con terze persone, ai quali sarebbero stati negati i colloqui senza valida ragione. Un caso particolarmente grave riguarderebbe un detenuto che starebbe facendo lo sciopero della fame da giorni perché gli sarebbe stato negato l’accesso della propria fidanzata in quanto non convivente, ma solo convivente di fatto. A un altro sarebbe stata negata l’autorizzazione a far entrare i genitori della fidanzata in quanto non legami di sangue. Quest’ultimo, quando si trovava presso la casa circondariale di Busto Arsizio, poteva vedere i genitori della fidanzata e fare regolarmente colloqui con loro, cosa che a Opera gli sarebbe stata totalmente negata.
Oltre ai dinieghi sui colloqui, sarebbero state diminuite anche le telefonate con l’esterno. Rita Bernardini, che ha visitato con altri esponenti di Nessuno tocchi Caino l’istituto milanese il 22 dicembre scorso, ha riferito di aver potuto visionare una circolare interna in cui si avvisano i detenuti che, dal 12 gennaio 2026, tutti i detenuti con figli minori di anni 10 potranno usufruire di sole due telefonate in più al mese, il che comporta una forte diminuzione delle telefonate precedentemente concesse dalla direzione in base all’articolo 2-quinquies, comma 1, del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, che consente al direttore - in deroga a quanto previsto dall’articolo 39 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 - di autorizzare telefonate una volta al giorno se il detenuto ha figli minori o figli maggiorenni affetti da disabilità grave.
Emerge anche un episodio emblematico. Riguarda il rifiuto di un colloquio con un bambino domenica scorsa, nonostante l’autorizzazione precedente e la regolare partecipazione del minore anche ad attività genitore-figlio. La direzione ha motivato il diniego specificando che il minore non è figlio di sangue del detenuto e che le precedenti autorizzazioni sarebbero state rilasciate per errore. Un’altra segnalazione riguarderebbe una persona convivente con un detenuto, alla quale l’Ufficio colloqui avrebbe comunicato via email che avrebbe diritto a soli due colloqui visivi al mese, nonostante la convivenza.
Uno dei casi segnalati riguarderebbe anche un errore nell’applicazione del regime detentivo: a un detenuto sarebbe stato impedito di effettuare il colloquio telefonico con il proprio difensore, in quanto considerato erroneamente soggetto al regime previsto per i reati ostativi ex art. 4-bis O.P. L’errore materiale nel cumulo in esecuzione sarebbe stato successivamente rettificato dalla Procura di Busto Arsizio, ma sarebbe stato applicato un trattamento restrittivo non dovuto, con limitazione del diritto di difesa.
Un altro problema riguarderebbe la mancata acquisizione di documentazione pregressa ai fini dell’osservazione. Un difensore avrebbe richiesto all’Area educativa di acquisire informazioni e documentazione già raccolte presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio, dove un detenuto era stato sottoposto a osservazione. Nonostante la disponibilità dell’educatrice di Busto Arsizio e la trasmissione di documentazione rilevante, non risulterebbe pervenuto alcun riscontro. Inoltre, sarebbe stata richiesta con urgenza una relazione di osservazione comportamentale per un’istanza di affidamento terapeutico provvisorio, ma anche in questo caso non sarebbe pervenuta risposta, con pregiudizio per il percorso trattamentale.
“Non è da sottolinearsi, in quanto ben noto, che le pene detentive non devono consistere in trattamenti disumani”, scrivono i legali, “ed è palese come tali condizioni siano molto lontane dal rispetto dei diritti basilari dell’essere umano (ricevere cure mediche e avere delle condizioni strutturali idonee al fine di scongiurare continue insorgenze di dolori ossei o stati febbrili a causa delle temperature eccessivamente basse)”.
Gli avvocati sottolineano come le scelte della direzione contrasterebbero con i principi della rieducazione. “Com’è noto la fondamentale opera di rieducazione trova assai aiuto nel mantenimento dei contatti con i familiari e con i legami affettivi”, si legge nelle segnalazioni. “È chiaro come tali scelte stiano portando i detenuti ad un’afflizione ingiustificata non retta da dettati legislativi. Al contrario, tali scelte causano uno stato di isolamento affettivo a tutti coloro che non hanno dei familiari vicini, o che hanno una fidanzata non convivente”.
Il Garante dei diritti del Comune di Milano ha risposto comunicando di aver aperto un dossier e di star effettuando accertamenti. Dal Garante Nazionale e dalle altre autorità interpellate non sarebbero ancora arrivate risposte concrete. L’associazione Yairaiha scrive: “Questo ennesimo grido di dolore che arriva dal carcere di Opera riguarda non solo chi è ristretto, ma anche le famiglie e i minori coinvolti”.