“Le attività culturali in carcere sono una luce. Spegnerla rende la società più fragile”

Riassunto

In questa intervista, Gianni Alemanno e Fabio Falbo denunciano le recenti restrizioni del DAP che hanno drasticamente ridotto le attività teatrali e culturali per i detenuti in alta sicurezza a Rebibbia. Gli autori sottolineano come la cultura non sia un premio, ma uno strumento essenziale di rieducazione previsto dalla Costituzione, la cui assenza trasforma la pena in mero contenimento fisico. Viene evidenziato il rischio che l'isolamento forzato e il sovraffollamento producano marginalità e rancore invece di garantire una reale sicurezza sociale. Questa situazione solleva un interrogativo critico sull'effettivo rispetto della funzione rieducativa della pena nel sistema penitenziario italiano.

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