Goffredo Buccini analizza come il tema della sicurezza in Italia sia vittima di strumentalizzazioni politiche e slogan elettorali, impedendo un approccio pragmatico e bipartisan. L'autore evidenzia che il vero nodo critico non è legato all'etnia, ma all'irregolarità e al degrado sociale che colpiscono le periferie e le seconde generazioni di immigrati. Mentre la destra punta su inasprimenti penali spesso simbolici, la sinistra fatica a proporre un'alternativa organica che affronti la gestione dei flussi migratori. Il testo suggerisce che solo una politica razionale, capace di distinguere tra accoglienza dei rifugiati e contrasto all'irregolarità, può risolvere l'emergenza urbana. Questa analisi sottolinea l'urgenza di superare la propaganda per affrontare le radici sociali dell'insicurezza nelle città italiane.
L'articolo analizza il nuovo pacchetto sicurezza, criticando la tendenza a rappresentare l'immigrazione esclusivamente come una minaccia per la sicurezza nazionale e l'ordine pubblico. Le norme proposte limitano le attività di soccorso delle ONG, aumentano i poteri del Viminale sui rimpatri e riducono il supporto per i minori non accompagnati e i ricongiungimenti familiari. L'autore evidenzia come tali restrizioni rischino di generare maggiore marginalità sociale piuttosto che garantire una reale sicurezza urbana. Questa riflessione pone l'accento sul rischio che l'indebolimento dei diritti dei migranti possa compromettere la coesione del tessuto sociale italiano.
L’autore sostiene che la sicurezza non debba essere trattata come una bandiera ideologica, ma come una politica pubblica complessa che richiede coordinamento tra Stato e Comuni. L’articolo evidenzia come l'aumento delle disuguaglianze economiche e la carenza di oltre 11.000 unità nella Polizia di Stato rappresentino ostacoli strutturali alla sicurezza urbana. Piuttosto che l'inasprimento delle pene, Lo Russo invoca la certezza della sanzione e il potenziamento della funzione rieducativa del carcere per abbattere l'alto tasso di recidiva italiano. Il testo conclude sottolineando che la rigenerazione urbana e il supporto ai servizi sociali sono precondizioni essenziali per una comunità sicura. Questa analisi mette in luce l'urgenza di passare da interventi simbolici a strategie sistemiche di coesione sociale.
Il ministro Piantedosi ha ammesso che, nonostante il calo dei reati, persiste un’insicurezza 'percepita' legata all'invecchiamento della popolazione, giustificando così la necessità di un nuovo decreto sicurezza. Il provvedimento incontra però le riserve del Quirinale, preoccupato per le limitazioni al diritto di manifestazione e per le norme sui rimpatri veloci e le sanzioni amministrative inappellabili. Le critiche dell'opposizione evidenziano inoltre come la criminalizzazione dei migranti sia smentita dai dati, che mostrano tassi di illegalità tra i regolari identici a quelli dei cittadini italiani. Questa situazione mette in luce la pericolosa discrepanza tra la propaganda politica e la realtà dei dati statistici sulla sicurezza in Italia.