Agrigento. La sorella di un detenuto: “Mio fratello isolato, minacciato e senza supporto”
Riassunto
Una donna ha denunciato le gravissime condizioni psicologiche e igienico-sanitarie in cui versa il fratello, detenuto presso il carcere di Agrigento, segnalando muffa nelle celle e rischi di suicidio. La famiglia chiede un intervento urgente e il trasferimento dell'uomo in Calabria per favorire il recupero e i contatti con i parenti, finora quasi impossibili. Il Garante regionale dei detenuti, Antonino De Lisi, ha confermato che il caso merita un approfondimento per verificare il rispetto dei diritti umani e della salute. Questa vicenda mette in luce la necessità di un monitoraggio costante sulla vivibilità e il benessere psicologico all'interno delle carceri italiane.
agrigentonotizie.it, 29 gennaio 2026
La denuncia della donna alle istituzioni: “Condizioni psicologiche e igieniche critiche e nessuna risposta dalla direzione della casa circondariale”. Chiesta una verifica urgente e il trasferimento in Calabria. Il Garante regionale dei diritti dei detenuti Antonino De Lisi: “Il caso merita approfondimento”. Una lettera indirizzata a tutte le principali autorità giudiziarie e istituzionali accende i riflettori sulla situazione di un detenuto recluso nella Casa circondariale Pasquale Di Lorenzo ad Agrigento. A scriverla è R.M., sorella di un detenuto originario di Corigliano Calabro, che denuncia gravi condizioni psicologiche, fisiche e ambientali in cui l’uomo sarebbe costretto a vivere.
La segnalazione è stata inviata alla Procura della Repubblica di Agrigento, al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, al ministero della Giustizia, al Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, alla direzione della casa circondariale Pasquale Di Lorenzo, alla Questura di Agrigento e alla Presidenza della Repubblica.
Secondo quanto riferito nella lettera, la sorella del detenuto avrebbe già scritto più volte alla direzione dell’istituto penitenziario di Agrigento senza ricevere alcun riscontro. “Una mancanza di risposte che - sottolinea - ha contribuito ad aggravare l’angoscia della famiglia. Durante le videochiamate settimanali - prosegue la donna - mio fratello è apparso in uno stato di forte depressione. Più volte ha espresso pensieri legati al suicidio e generati dalla condizione di isolamento e dal senso di abbandono”. Il detenuto avrebbe anche riferito di essere stato trasferito in una cella di isolamento senza una motivazione chiara e di aver subito minacce da parte di altri detenuti senza però riuscire a fornire nomi per timore di ritorsioni.
Nel documento vengono inoltre descritte condizioni igienico-sanitarie definite “gravemente compromesse”: presenza di muffa, sporcizia e infiltrazioni d’acqua dal soffitto, al punto da dover utilizzare secchi per raccogliere l’acqua. A questo si aggiunge la sospensione della partecipazione al corso di falegnameria, attività che per l’uomo - a detta della sorella - rappresentava un importante percorso di recupero personale. “La distanza geografica - aggiunge la donna - rende la situazione ancora più pesante. La sua famiglia vive in Calabria e le visite in presenza risultano quasi impossibili. Inoltre mio fratello non vede la figlia undicenne da oltre tre anni”.
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Nella parte conclusiva della segnalazione, R. M. chiede con urgenza una verifica immediata delle condizioni di detenzione e di sicurezza del fratello, l’attivazione di un adeguato supporto psicologico, un’eventuale ispezione da parte del Garante nazionale dei detenuti e la valutazione di un trasferimento in Calabria per consentire un maggiore sostegno familiare.
A fornire un primo riscontro istituzionale è il Garante regionale dei diritti dei detenuti Antonino De Lisi: “Riceviamo ogni giorno centinaia di segnalazioni - spiega - e non sempre è possibile avere immediatamente un riscontro puntuale senza l’accesso agli atti. Il ruolo del garante non è quello di un avvocato d’ufficio e non ha potere decisionale su trasferimenti o provvedimenti disciplinari. Possiamo però chiedere informazioni agli uffici competenti e intervenire sul piano del controllo delle condizioni di civiltà, vivibilità, salute e tutela dei diritti umani”.
De Lisi sottolinea inoltre come la genericità di alcune segnalazioni renda complesso l’intervento immediato: “Quando le denunce non indicano con precisione fatti, tempi e responsabilità, gli istituti spesso chiedono chiarimenti ulteriori. Detto questo, situazioni come quella denunciata dalla signora che riguardano isolamento, salute psicologica e condizioni materiali di detenzione rientrano pienamente nell’ambito di competenza del garante e meritano approfondimenti”. Il garante ha infine precisato che potrà fornire informazioni più dettagliate dopo aver esaminato la documentazione che riguarda il caso specifico.