Istruzione carceraria tra pena e rieducazione: la scuola come cura
Riassunto
Il volume digitale “La cura educativa in carcere”, curato da Corrado Cosenza, esplora il ruolo fondamentale dell'istruzione come strumento di rieducazione e umanizzazione all'interno delle carceri. Attraverso contributi teorici e testimonianze, l'opera analizza come la scuola rappresenti uno spazio di cura che restituisce dignità e futuro ai detenuti, fungendo da ponte tra la pena e il reinserimento sociale. Il testo sottolinea l'importanza del lavoro degli insegnanti e delle didattiche attive per trasformare la detenzione in un'opportunità di crescita personale. Questa pubblicazione ribadisce che la cultura è un bene pubblico essenziale per garantire i diritti costituzionali e la funzione rieducativa della pena.
tecnicadellascuola.it, 20 gennaio 2026
È stato pubblicato in questi giorni il volume in formato digitale “La cura educativa in carcere. L’istruzione carceraria tra pena e rieducazione, la nuova pubblicazione dei Quaderni della ricerca del CRRS&S (Centro Regionale Ricerca Sperimentazione e Sviluppo) e CPIA Lombardia, a cura di Corrado Cosenza, per anni docente nei percorsi di apprendimento degli adulti e dei detenuti. Portare la scuola in carcere, dichiarano i ricercatori nella prefazione al volume, significa affermare che la conoscenza è bene pubblico e che nessuna condizione umana è priva di futuro. Significa altresì credere che la cultura non serve solo a istruire, ma a trasformare: a riannodare fili spezzati, a riaccendere pensiero, a ridare senso al tempo. Un’aula che si apre tra le mura di una casa circondariale è molto più di un luogo fisico: è un laboratorio di fiducia. Lì l’apprendimento non serve soltanto a colmare lacune, ma a riannodare i fili spezzati della memoria, a restituire voce e pensiero.
L’opera è un lavoro corale di circa 80 pagine, che indaga a tutto tondo sul ruolo dell’istruzione carceraria come dispositivo costituzionale di umanizzazione nei contesti difficili della detenzione. Attraverso contributi teorici, analisi normative, riflessioni pedagogiche ed esperienze sul campo, il libro esplora la scuola in carcere come spazio di cura educativa, di riconoscimento della persona e di riapertura del futuro possibile. L’istruzione carceraria, come emerge dal volume ricco e sfidante, è quella serie di prassi che si svolgono in un’aula dentro il carcere, una soglia, quel luogo in cui la memoria incontra la responsabilità e dove la conoscenza riapre possibilità che sembravano smarrite.
I contenuti - Sei contributi affrontano i nodi centrali dell’istruzione penitenziaria: il mestiere dell’insegnante in carcere e la sua esposizione umana e professionale; le didattiche attive come strumenti di riappropriazione di sé; il rapporto tra istruzione, formazione professionale e reinserimento; il dialogo - spesso faticoso ma necessario - tra scuola e trattamento penitenziario. Accanto alle analisi, trovano spazio voci ed esperienze attraverso la narrazione di tre testimonianze, che restituiscono la densità concreta dell’aula in carcere, luogo fragile e potente in cui l’apprendimento diventa, prima di tutto, riconoscimento della persona.
La cura educativa - Importante attraverso questo volume è comprendere il ruolo della cura educativa in carcere, non solo per chi è coinvolto ma anche per chi ne sa poco, si tratta infatti di una visione che attualizza lo spirito della Costituzione e la vita quotidiana delle scuole carcerarie. Il carcere non è un altrove separato, chiariscono i curatori del volume, ma lo specchio ampliato della società, un amplificatore delle sue fragilità e un banco di prova della sua maturità civile. La scuola che opera dentro le mura è “istituzione autonoma dentro un’altra istituzione”, sospesa tra antinomie profonde. In questo scenario, la cura educativa non è un’emozione ma un’opera quotidiana sulla parola: parole che non feriscono, che riconoscono, che restituiscono dignità a chi vive “nel tra” ciò che non più ciò che non è ancora.