Firenze. I familiari del detenuto morto: “Diteci cos’è accaduto”

Riassunto

Un detenuto di 29 anni è stato dichiarato in morte cerebrale dopo un presunto suicidio avvenuto nel carcere di Sollicciano, ma i suoi familiari non credono all'ipotesi del gesto estremo e chiedono chiarezza. La Camera Penale di Firenze è intervenuta denunciando le condizioni critiche del sistema carcerario e chiedendo riforme concrete per assicurare la tutela dei diritti fondamentali. L'episodio riporta l'attenzione sulla drammatica realtà dei penitenziari italiani. Questo evento evidenzia una criticità persistente e urgente per il sistema penale italiano.

di Stefano Brogioni
La Nazione, 29 gennaio 2026
Il 29enne, domenica scorsa, si sarebbe impiccato con le lenzuola, ma i parenti non ci credono “Un giovane come lui non lo avrebbe mai fatto”. La Camera Penale: “Serve più civiltà”. “Non è possibile che si sia ucciso, lui non lo avrebbe mai fatto”. Lo urlano i familiari di A.E., il detenuto marocchino di 29 anni che domenica scorsa, secondo quanto è stato ricostruito, si sarebbe annodato le lenzuola attorno al collo. I familiari sono a Careggi, dove è stata dichiarata la morte cerebrale del 29enne: soccorso da personale della polizia penitenziaria nella sua cella, era arrivato all’ospedale, sempre domenica scorsa, in condizioni disperate.
E con il passare delle ore, la speranza di un miracolo è andata via via diminuendo, fino alla comunicazione al fratello dell’avvio delle procedure da cui solo un miracolo consente di tornare indietro. Pur davanti al dramma, i familiari del marocchino, assistito dagli avvocati Martino Nofri e Giovanni Ristori, vogliono sapere cosa possa essergli successo in quella cella. “Era giovane, non ci pensava proprio a fare quel gesto”, ripetono.
Il 29enne si trovava dentro in aggravamento di una misura di custodia cautelare, dopo essere stato arrestato per una rapina avvenuto in un negozio del centro di Firenze, liberato e poi finito di nuovo dietro le sbarre dopo un aggravamento della misura dell’obbligo di firma. Un episodio che, qualunque sia la corretta lettura, con tutta la sua drammaticità deve far riflettere sulle condizioni dei penitenziari e in particolare di Sollicciano. “Ancora una volta un giovane detenuto a Sollicciano si è tolto la vita impiccandosi - scrive in una nota la Camera Penale di Firenze -. E ancora una volta siamo chiamati tutti, operatori del diritto, istituzioni e persone comuni a invocare, con forza e coesione, un intervento di civiltà che assicuri il rispetto dei diritti fondamentali delle persone detenute. Dopo le parole chiediamo fatti concreti, affinché questa ennesima triste scomparsa sia veramente l’ultima”.