Facciamo finta che l’adolescenza non esista: quale sarebbe il nostro capro espiatorio?
Riassunto
L'autore critica l'uso dell'adolescenza come categoria universale per spiegare la violenza giovanile, suggerendo che tale etichetta serva agli adulti per semplificare fenomeni complessi e scaricare responsabilità. Tolomelli evidenzia come i comportamenti dei ragazzi siano spesso il riflesso di modelli culturali basati su prevaricazione e successo, alimentati proprio dal mondo adulto. L'articolo invita dunque a superare lo stigma e le generalizzazioni per concentrarsi sulle storie individuali e sulle relazioni umane concrete nel processo educativo. Solo abbandonando i pregiudizi anagrafici e riconoscendo i giovani come persone uniche sarà possibile costruire un dialogo autentico. Questo approccio invita a riflettere sulla necessità di cambiare profondamente lo sguardo della società verso le nuove generazioni.