Ddl Antisemitismo, nervi tesi nel Pd
Riassunto
Il 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, il Senato avvierà l'iter per una nuova legge sull'antisemitismo utilizzando come testo base la proposta di Lega e Italia Viva. Il provvedimento ha scatenato forti tensioni politiche, dividendo profondamente il Partito Democratico tra la linea ufficiale di Andrea Giorgis e l'iniziativa personale di Graziano Delrio. Le opposizioni esprimono preoccupazione che la norma possa essere utilizzata per criminalizzare il dissenso politico pro-Palestina, confondendo la critica alle politiche israeliane con l'antisemitismo. Il dibattito si preannuncia acceso, con la maggioranza intenzionata a mantenere la data simbolica nonostante i lavori siano ancora in fase iniziale. Questa situazione evidenzia come la lotta alle discriminazioni possa trasformarsi in un terreno di scontro ideologico e di frammentazione delle opposizioni.
Il Manifesto, 22 gennaio 2026
Dibattito al via il 27 gennaio La maggioranza ha deciso: la discussione nel giorno della Memoria sul testo base Lega-Iv. Sì di Delrio. Accordo o meno, la maggioranza ha intenzione di mantenere la data simbolica del 27 gennaio (Giorno della memoria) per l’avvio del provvedimento sull’antisemitismo. I lavori sono in alto mare, tuttavia la commissione Affari costituzionali del Senato ha deciso di avviare l’iter della legge attraverso un testo base che sarà comunicato proprio martedì prossimo, nella ricorrenza. La proposta è stata votata ieri a larga maggioranza ma con il voto contrario di Pd, Avs e M5S che, invece, avevano chiesto la formazione di un comitato ristretto per elaborare un testo unificato.
L’unico dem a compiacersi della fretta è Graziano Delrio, autore del discusso testo (contestato da oltre 300 intellettuali di origine ebraica) che il partito ha relegato a “iniziativa personale”. “Bene che sia stato fissato il termine del 27 gennaio per l’adozione del testo base e la presentazione degli emendamenti il 10 febbraio - ha detto l’esponente riformista - tuttavia si sarebbe potuto completare il percorso in tempo per il Giorno della Memoria”. La presa di posizione del presidente della commissione, il meloniano Alberto Balboni, è più che altro una strategia per imbrigliare le opposizioni e spargere sale sulle ferite del Pd e la sua crisi interna innescata da Delrio. Teoricamente i testi depositati fra cui scegliere quello base sono otto: a quelli della Lega, di Fi, Iv e Delrio si sono aggiunti i provvedimenti di Fdi, del M5s e di Noi moderati. Solo Avs si è rifiutata di produrne uno perché, come ha spiegato il capogruppo a Palazzo madama, Peppe De Cristofaro, “riteniamo le leggi vigenti del tutto adeguate, a partire dalla legge Mancino”.
Oggi, dopo l’assemblea dei senatori dem, sarà depositato anche quello a nome del Pd, redatto da Andrea Giorgis dopo un lavoro di sintesi. Stando alle bozze, dovrebbe basarsi su un contrasto generale a ogni discriminazione, con una accentuazione dell’antisemitismo secondo però la definizione contenuta nella Dichiarazione di Gerusalemme e non quella dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), rischiosa perché equipara le critiche alle politiche israeliane alle ingiurie all’ebraismo.
Il testo che, però, con tutta probabilità sarà scelto per far partire la discussione sarà quello del senatore leghista Romeo perché è sovrapponibile a quello del renziano Ivan Scalfarotto e quindi offre alla maggioranza una presunta copertura con le opposizioni. Gli altri, come quello del meloniano Lucio Malan (che nel lungo excursus sulla storia dell’antisemitismo ha dimenticato di citare il fascismo ma legge “ogni accanimento a senso unico su qualunque atto dello Stato ebraico” come antisemitismo) saranno poi sviluppati negli emendamenti. Il risultato sarà in ogni caso quello sperato dal governo: una ulteriore norma che disciplina il dissenso, in particolare pro-pal, che si affianca ad altri dispositivi come i decreti sicurezza e li amplifica.
Con il principale partito di opposizione che ne esce ancora una volta a pezzi. Il testo dem presentato questa mattina non riuscirà ad assorbire le tensioni interne. Le interlocuzioni costanti tra Delrio e Giorgis non sono andate a buon fine. Com’è evidente dalle dichiarazioni rilasciate da alcuni riformisti che ieri hanno prodotto ulteriore irritazione nel gruppo: “Nessuno ci ha consultato, abbiamo appreso dell’esistenza del testo Giorgis dalla convocazione dell’assemblea e dalle indiscrezioni di stampa”. Un’accusa presa dal resto del Pd come “malafede politica”. “È surreale - rispondono fonti del Nazareno -. Hanno letto la bozza e sono stati informati dei passaggi che erano chiari”.
I dieci firmatari della proposta Delrio si sono visti ieri sera per fare il punto. Difficile fare pronostici anche se tra i dem c’è fiducia che qualcuno tra essi possa infine votare il testo concordato dal partito. Quanto al primo firmatario, “sta giocando la sua partita personale” spiegano fonti dem che ammettono che non si stupirebbero se, a breve, l’ex ministro uscisse dal Pd. Del resto anche le interviste ai giornali di destra che sta rilasciando l’europarlamentare ultra atlantista Pina Picierno sembrerebbero andare in questa direzione.
E non è detto che, in attesa di una molto comoda “cacciata pubblica” dal consesso Pd, i cosiddetti riformisti non agiscano motu proprio. Dietro un casus belli come, appunto, può essere il pasticcio sul ddl antisemitismo. “È stato tutto folle - ragiona un esponente del Nazareno - alla fine sembrerà che abbiamo inseguito la destra nel suo intento di criminalizzare le proteste per la Palestina. Con quale fine?”.