Al fianco degli “orfani speciali” oltre il dolore

Riassunto

Il Progetto Respiro offre sostegno agli 'orfani speciali', bambini che hanno perso la madre per femminicidio e il padre a causa del carcere o del suicidio. Attraverso percorsi di psicoterapia e la figura del 'tutor di resilienza', l’iniziativa mira a curare i traumi profondi dei minori e a supportare le famiglie affidatarie con aiuti economici e formativi. Con circa 128 casi presi in carico nel Sud Italia, il modello siciliano è stato riconosciuto come guida per l’estensione del progetto a livello nazionale nel triennio 2026-2029. Questo intervento evidenzia l'urgenza di una rete istituzionale più solida per garantire un futuro stabile a chi è vittima di tragedie familiari così profonde.

di Pina Mazzaglia
La Sicilia, 22 gennaio 2026
Il Progetto Respiro per dare sostegno ai figli delle vittime di femminicidio: “Ecco come interveniamo”. Li chiamano “orfani speciali” i bambini e i ragazzi vittime di femminicidio, la più grave del fenomeno della violenza sulle donne, bambini e ragazzi che non solo devono affrontare la morte della madre, ma che sono privati anche della figura del padre che finisce in carcere o, alcune volte, suicida. Sono orfani che vivono una condizione estremamente complessa: hanno assistito per anni a crimini domestici del padre nei confronti della madre, con conseguenze traumatiche profonde sul proprio sviluppo e che spesso durano anni se non vengono trattate. Il Progetto Respiro, progetto della rete Cismai, promuove un modello di intervento e di cura, percorsi di inclusione, resilienza e di presa in carico degli orfani speciali. Antonello Arculeo, psicologo e psicoterapeuta, è responsabile del Centro Famiglie per il Progetto Respiro della Sicilia.
Come avviene l'individuazione?
“Appena avuta notizia dei media, o in alcuni casi su mandato della Procura minorile, contattiamo i Servizi sociali territoriali rendendoci disponibili. Molto più complessa è invece la ricerca di quelli che chiamiamo i casi “storici”, avvenuti anni fa. Non avendo dati sul tema prima del Progetto Respiro, in nessuna regione italiana, le ricostruzioni sono avvenute in modi diverse e spesso con ricerche lunghe e complesse”.
Quali sono i principali bisogni emotivi dei bambini che hanno perso la madre per femminicidio e quali approcci terapeutici risultano più efficaci in questi casi?
“Gestire l’impatto del trauma nel modo più veloce e chiaro possibile è il principale obiettivo. Gli orfani speciali necessitano di supporto professionale e di percorsi di psicoterapia, per evitare che il dolore si cronicizzi e che le dinamiche relazionali disfunzionali vengano interiorizzate e replicate. Hanno bisogno di un ambiente stabile e sicuro, supporto psicologico, assistenza nel gestire il lutto complesso (spesso la perdita di entrambi i genitori) e programmi specifici per rompere la trasmissione transgenerazionale del trauma”.
Quale sostegno viene fornito alle famiglie affidatarie e ai caregiver?
“Nelle situazioni d’emergenza una presenza immediata e costante fin dai primi momenti che possa fornire un supporto immediato agli eventi. La figura centrale del progetto, il tutor di resilienza, che si relaziona costantemente con gli orfani e con i caregiver per progettare interventi di varia natura come piccoli aiuti di natura economica per supportare funzioni educative, appoggiare la rete territoriale presente attorno al nucleo e\o le attività che frequentava. Aiuti per l’inserimento alla formazione lavorativa, pieno supporto per l’ottenimento dei finanziamenti statali e regionali dedicati. Inoltre, sono stati avviati dei gruppi di auto mutuo aiuto guidati tra orfani e caregiver”.
Quali risultati si sono raggiunti finora?
“Nel meridione abbiamo individuato circa 280 orfani, di questi 24 solo individuati, 129 identificati, e ne abbiamo preso in carico circa 128. La Sicilia, con il “Centro Famiglie” e “Thamaia”, entrambe associazioni catanesi, ha contribuito più di qualsiasi altra regione italiana. Questo lavoro ha trovato anche riconoscimenti da parte di diverse Istituzioni anche se, come detto, molto ancora c’è da fare al riguardo. Il progetto è riuscito a modificare, a vantaggio degli orfani, delle leggi nazionali e l’ente finanziatore “Con i Bambini” ha riconosciuto valido il progetto come modello guida per la prosecuzione dello stesso in tutta Italia nell’arco 2026\29.
Quali sono i limiti di questo sistema di tutela?
“Purtroppo, con le Istituzioni non siamo riusciti a condividere accordi di programma a livello territoriale in maniera formale. Nella continuazione del Progetto Respiro, ci auspichiamo un cambio di passo. Lavorare con soggetti così tanto traumatizzati è molto complesso e anche gli operatori vanno incontro a implicazioni emotive importanti”.