Sicurezza. “Unico problema gli irregolari”. Piantedosi accusa i migranti

Riassunto

Il ministro Piantedosi ha ammesso che, nonostante il calo dei reati, persiste un’insicurezza 'percepita' legata all'invecchiamento della popolazione, giustificando così la necessità di un nuovo decreto sicurezza. Il provvedimento incontra però le riserve del Quirinale, preoccupato per le limitazioni al diritto di manifestazione e per le norme sui rimpatri veloci e le sanzioni amministrative inappellabili. Le critiche dell'opposizione evidenziano inoltre come la criminalizzazione dei migranti sia smentita dai dati, che mostrano tassi di illegalità tra i regolari identici a quelli dei cittadini italiani. Questa situazione mette in luce la pericolosa discrepanza tra la propaganda politica e la realtà dei dati statistici sulla sicurezza in Italia.

di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 22 gennaio 2026
Il ministro ribadisce: l'“allarme sicurezza” è solo un problema virtuale, di “percezione” ma poi cerca un capro espiatorio. Dal Colle intanto trapelano i primi dubbi sul nuovo decreto. Riguardano libertà di manifestare, sanzioni amministrative e rimpatri. Il nuovo decreto sicurezza incontra diversi ostacoli, dal punto di vista politico e da quello strettamente tecnico. Dopo la riunione di due giorni fa, con la maggioranza alla ricerca di una quadra sulle nuove norme, Matteo Piantedosi aveva già fatto intravedere un mutamento di toni attorno al tema delle emergenze.
Parlando alla Scuola superiore di polizia è ancora più chiaro. Evoca il concetto di “insicurezza percepita” a proposito del fatto che i reati sono in calo ormai da anni ma gli allarmi restano alti. Dovrebbe sapere che ciò è dovuto anche alla politica e soprattutto alla destra e ai media a essa vicini che soffiano sul tema. In ogni caso il ministro dell’interno dice chiaro e tondo che “se i reati calano ma resta la discussione su una maggiore percezione di insicurezza, credo sia anche perché la popolazione nel nostro paese invecchia: si sente tendenzialmente più insicura e trova più difficoltà a confrontarsi con espressioni di effervescenza giovanile, siano esse legate o meno alla componente straniera”. La percezione di insicurezza, del resto, appare “abbastanza irragionevole e non confortata dai numeri” anche nel giudizio del procuratore generale di Cassazione Pietro Gaeta.
Piantedosi deve specificare che questa assenza di emergenze concrete non impedisce che si intervenga dal punto di vista legislativo, per rispondere a casi di cronaca e incidere maggiormente. Eppure ammette che anche sulle armi da taglio, per le quali è prevista una stretta nel decreto, non si ravvedono segnali di particolare allerta. “Dal punto di vista della fattispecie delle morti conseguenti all’uso e alle violenze perpetrate con coltelli c’è una trend discendente - spiega - Eppure c’è questo allarme”.
A questo punto ribadisce che il problema è rappresentato per lo più dai migranti, la cui tendenza alla criminalità sarebbe di tre volte maggiore rispetto a quella degli italiani. Dovrebbe sapere, il ministro, che i migrati con regolare permesso di soggiorno presentano un tasso di criminalità uguale a quello degli autoctoni. Tendono a trasgredire la legge quelli che non hanno le carte a posto. Ma siccome le leggi attualmente in vigore, a partire dalla Bossi-Fini, sembrano pensate per produrre clandestinità e rendono la vita difficile a chi voglia mettersi a posto con i documenti, allora il circuito perverso che spinge tanta gente nelle braccia dell’illegalità deriva direttamente dalle scelte della destra. Che sta provando da diverso tempo a scaricare questo problema sulle amministrazioni locali.
Risponde il presidente dell’Emilia Romagna Michele De Pascale. “Il tema per noi non è trasformare chiunque voglia entrare in questo paese in un criminale - sottolinea Michele De Pascale - Se questa è la strategia è il contrario di quello che serve. Oggi la strategia è quella di generalizzare. Non è solo eticamente sbagliato: non funziona”. De Pascale contesta l’idea di “costruire sistemi simildetentivi per chi non ha commesso nessun reato”. Le espulsioni erano cinquemila all’anno. Col governo Meloni sono diventate seimila. Il solito Salvini, ne aveva promesse dieci volte tanto.
Resta il tema del parere di Sergio Mattarella sulle nuove norme. Fermo il fatto che ancora ci sono soltanto bozze generiche e nessuno ha potuto leggere gli articolati, dal Colle trapelano tre ordini di preoccupazione. La prima riguarda il diritto a manifestare: l’idea di procedere a fermi preventivi anche senza motivi evidenti in occasione di pubblici eventi o di impedire di partecipare a cortei cittadini anche soltanto indagati non convince affatto il Quirinale, pronto a imbracciare l’articolo 21 della Costituzione. L’altro dubbio ha a che vedere con la pretesa di inappellabilità delle sanzioni amministrative comminate. Il terzo, infine, riguarda i rimpatri veloci promessi dalla destra. Su questo tema ci sarebbe anche una divisione tra le forze di maggioranza, con la Lega che spinge per i rimpatri anche per i minori non accompagnati che commettono reati (Salvini ieri ha assicurato che starà nel decreto) e gli altri partiti che hanno dubbi. Ma Mattarella avrebbe ricordato che il governo non può agire da adesso come se fosse già in vigore il nuovo regolamento Ue sui paesi sicuri, che facilita le deportazioni in Albania.