Sicurezza. “Unico problema gli irregolari”. Piantedosi accusa i migranti
Giuliano Santoro
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Il Manifesto
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Riassunto
Il ministro Piantedosi ha ammesso che, nonostante il calo dei reati, persiste un’insicurezza 'percepita' legata all'invecchiamento della popolazione, giustificando così la necessità di un nuovo decreto sicurezza. Il provvedimento incontra però le riserve del Quirinale, preoccupato per le limitazioni al diritto di manifestazione e per le norme sui rimpatri veloci e le sanzioni amministrative inappellabili. Le critiche dell'opposizione evidenziano inoltre come la criminalizzazione dei migranti sia smentita dai dati, che mostrano tassi di illegalità tra i regolari identici a quelli dei cittadini italiani. Questa situazione mette in luce la pericolosa discrepanza tra la propaganda politica e la realtà dei dati statistici sulla sicurezza in Italia.
L'articolo riporta le tensioni tra governo e Quirinale riguardo a un nuovo pacchetto di norme sulla sicurezza, con il Presidente Mattarella che ha espresso riserve sul fermo preventivo e lo scudo penale per le forze dell'ordine. Il Ministro Piantedosi e il sottosegretario Mantovano hanno mostrato apertura ai rilievi per evitare uno scontro istituzionale, dividendo le misure tra un decreto-legge e un disegno di legge ordinario. Le opposizioni, guidate da Elly Schlein, hanno duramente criticato le proposte definendole liberticide e distraenti rispetto ad altre emergenze nazionali. Questo confronto evidenzia il complesso bilanciamento tra la necessità di ordine pubblico e la tutela dei diritti costituzionali dei cittadini.
L'articolo analizza le tensioni interne al governo sul nuovo pacchetto sicurezza, evidenziando la divergenza tra l'approccio cauto di Fratelli d’Italia e quello allarmista della Lega. Le nuove misure puntano sulla repressione di soggetti vulnerabili, come minori e migranti, includendo scudi penali per le forze dell'ordine e restrizioni alle manifestazioni. Critici ed esperti, tra cui l’associazione Antigone, denunciano una deriva che sacrifica lo Stato di diritto e i diritti costituzionali in favore della propaganda politica. Questo approccio solleva dubbi sull'effettiva efficacia di una strategia che risponde a problemi sociali complessi esclusivamente con il diritto penale.
L'articolo esamina criticamente le politiche di sicurezza del governo Meloni, evidenziando il divario tra l'inasprimento delle pene e la cronica carenza di organico nelle forze dell'ordine. Nonostante l'introduzione di nuovi reati, la Polizia di Stato e i Carabinieri soffrono di vuoti per migliaia di unità, aggravati da un turnover insufficiente e da tempi di formazione ridotti. Sebbene gli omicidi siano in calo, i dati del 2024 mostrano un aumento di furti e violenze sessuali, alimentando la percezione di insicurezza specialmente nei grandi centri urbani. L'autrice sottolinea che aumentare le sanzioni è inefficace senza un sistema giudiziario e penitenziario dotato di risorse adeguate per renderle effettive. Ciò evidenzia la necessità di investimenti strutturali piuttosto che di soli interventi legislativi di facciata.