Padova. Il Garante dei detenuti: “Scelte del Dap che cancellano percorsi avviati da anni”

Riassunto

Un detenuto ultrasettantenne si è suicidato nel carcere Due Palazzi di Padova dopo aver ricevuto un improvviso ordine di trasferimento dovuto al declassamento della sezione di Alta Sicurezza. Antonio Bincoletto, garante dei detenuti, critica duramente il Dap per aver trattato i reclusi come 'pacchi', ignorando la fragilità di persone recluse da decenni e interrompendo i loro percorsi di riabilitazione. Il garante denuncia inoltre che la riconversione della sezione porterà a un grave sovraffollamento, trasformando il carcere in una sorta di 'discarica sociale' priva di attività educative. Questa vicenda mette in luce la drammatica distanza tra la gestione amministrativa penitenziaria e il principio costituzionale della rieducazione della pena.

padovaoggi.it, 29 gennaio 2026
“A rischio i fragili e i più anziani”. Bincoletto: “Il detenuto suicida doveva essere trasferito insieme agli altri della sezione di Alta Sicurezza che verrà declassata a Media. Nei venticinque posti in altrettante celle dove stava solo una persona previsti almeno il doppio dei detenuti. Rischio discarica sociale”. Il professor Antonio Bincoletto, garante dei detenuti per il Comune di Padova, ha appena lasciato il Due Palazzi da pochi minuti quando lo raggiungiamo al telefono. È quasi mezzogiorno, sono passate un po’ di ore dal ritrovamento del corpo esanime di un detenuto ultra settantenne che si è tolto la vita piuttosto che essere trasferito, lui insieme ad altri ventiquattro.
“Sono tutte persone di una certa età, recluse da decenni abituati a vivere in una cella singola. Persone che in questi anni hanno fatto diverse attività e qualcuna godeva anche di permessi, il che significa che un magistrato li aveva considerati non pericolosi. Avevano fatto un percorso davvero interessante nonostante molti di loro avessero l’ergastolo”. G. M., il detenuto che si è tolto la vita questa mattina, era in carcere da 40 anni, da 18 nella sezione alta sicurezza di Padova. Detenuto per reati associativi gravi, non è mai uscito in permesso.
“Nell’ultimo periodo però il regime di detenzione è tornato a essere ridotto, così come le attività, anche a Padova. Quando due giorni fa, di punto in bianco, è arrivato l’avviso a questi detenuti che sarebbero stati trasferiti, non tutti hanno reagito allo stesso modo”, dice con una certa amarezza Bincoletto. Come a dire che quanto accaduto non stupisce per quanto colpisca duramente. E qui arriva l’attacco al Dap.
“Quando si considerano le persone come pacchi da spostare da un posto all’altro, non si può pensare che tutti accetteranno o reggeranno allo stesso modo questo tipo di imposizione. In particolare persone anziane, come in questo caso, con un passato pesante e la gran parte della vita spesa tra le mura di una prigione. Andare in un altro carcere vuol dire ricominciare tutto daccapo. C’è il periodo di osservazione da far passare ancora una volta. Si vanno a perdere i permessi, per quelli che ne godevano e per poter partecipare a delle attività, sempre che ci siano ci vorrà comunque altro tempo. Per una persona ultra settantenne non è affatto facile. Posso immaginare anche gli altri come la staranno vivendo”, dice riferendosi agli altri detenuti che invece sono stati trasferiti questa mattina presto. Avrebbe dovuto anche lui salire sul mezzo che lo avrebbe poi condotto nel nuovo penitenziario. Ma il tempo intercorso da che è stato avvertito dal personale del carcere di preparare le sue cose a quando sono tornati per accompagnarlo, l’uomo, G. M., si era tolto la vita. Erano circa le 7 mattina di oggi, 28 gennaio.
“Erano due anni che non si verificavano suicidi a Padova. Si pensava che l’insieme delle attività avessero fatto da ammortizzatore a certe situazioni. La decisione del Dap, presa da un giorno all’altro, ha fatto esplodere una tensione forte in persone altamente fragili”, fa notare Bincoletto. Al che gli chiediamo cosa ne sarà dalla sezione di alta sicurezza del Due Palazzi: “Verrà declassata a media sicurezza e i venticinque posti in altrettante celle dove stava solo una persona finiranno per diventare posti dove mettercene anche tre, almeno. Così sempre più la casa di reclusione diventerà un circondariale. Di conseguenza una discarica sociale, come si dice oggi in questi casi. Ci metteranno sempre più persone con pene brevi, ammassate. E soprattutto si perderanno quei percorsi di recupero che si era dimostrato si potessero fare, all’interno del carcere”. In Italia, il principio del carcere come luogo di recupero è sancito ai massimi livelli legislativi, basandosi su pilastri fondamentali come quello che prevede che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato e al suo recupero sociale. Chiediamo a Bincoletto se si stanno tradendo questi principi: “Si sta andando in un’altra direzione”.