In carcere a luci spente. Stop agli incontri studenti-detenuti, al teatro e alle “contaminazioni” con l’esterno
Riassunto
L'articolo denuncia le recenti restrizioni del Ministero della Giustizia che stanno bloccando progetti culturali storici nelle carceri, come il teatro a Rebibbia e l'iniziativa 'Adotta uno scrittore'. L'autrice sottolinea come queste attività siano vitali per ridurre la recidiva e offrire ai detenuti una reale possibilità di riscatto umano e sociale. Attraverso testimonianze dirette, emerge chiaramente che l'arte funge da strumento di cura in contesti sovraffollati e difficili. Rimuovere la speranza e la cultura dalle carceri non aumenta la sicurezza pubblica, ma rischia di rendere i detenuti più feroci una volta tornati in libertà. Ciò solleva un interrogativo critico sulla reale volontà del sistema penale italiano di perseguire la rieducazione dei condannati.