La cultura non salva chi sta in carcere, ma indica una via diversa

Riassunto

Davide Ferrario critica le recenti restrizioni alle attività culturali nelle carceri italiane, citando i paradossali divieti imposti a Rebibbia e l'annullamento di programmi storici a Saluzzo. L'autore evidenzia come queste scelte frustrino il lavoro dei volontari proprio mentre il Decreto Caivano porta in cella giovani sempre più fragili e bisognosi di stimoli. Viene segnalato però l'esempio positivo del laboratorio di cinema a Torino, inteso come strumento per educare al lavoro collettivo e contrastare l'abbrutimento della detenzione. Questa situazione evidenzia una sfida cruciale per il sistema penale italiano nel preservare la funzione rieducativa della pena.

Leggi l'articolo completo su Corriere della Sera →