Sei anni in cella e poi assolto. L’indennizzo? “No, perché indusse in errore il Gip”

Riassunto

Un cittadino uruguaiano, assolto nel 2024 per un omicidio del 1990 dopo sei anni di carcere preventivo, non riceverà il risarcimento di 547.000 euro richiesto allo Stato per ingiusta detenzione. La Corte d’Appello di Milano ha negato l'indennizzo ravvisando una "colpa grave" nell'imputato, dovuta ai suoi legami con la malavita e alla sua fuga all'estero subito dopo il crimine. I giudici hanno stabilito che tali comportamenti hanno contribuito a creare il quadro indiziario che portò al suo arresto, rendendo il risarcimento non dovuto nonostante la successiva assoluzione. Questo caso dimostra chiaramente che il diritto all'equa riparazione non è automatico e dipende fortemente dalla condotta dell'accusato. La vicenda mette in luce la complessità dei criteri per l'indennizzo, un tema centrale per il funzionamento del sistema penale italiano.

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