Bolzano. Nuovo carcere, dopo 15 anni arriva la svolta. Verrà realizzato anche un Cpr

Riassunto

Un incontro tra il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, e il ministro dell’Interno Piantedosi ha sbloccato il progetto per la costruzione di un nuovo carcere e di un Centro di permanenza per i rimpatri (CPR). La struttura, attesa dal 2011, sorgerà a San Giacomo e ospiterà cento posti detentivi e cinquanta posti per i rimpatri grazie ai poteri speciali conferiti a un commissario straordinario. L'annuncio ha scatenato le dure proteste di Bozen Solidale e dei Verdi, che denunciano la natura disumana della detenzione amministrativa definendo il progetto un «lager di Stato». Questo dibattito evidenzia il forte scontro tra le politiche di sicurezza territoriale e la difesa dei diritti umani fondamentali in Alto Adige.

di Martina Capovin
Il Dolomiti, 25 gennaio 2026
Bozen Solidale: “Kompatscher vuole creare un lager di Stato”. Previsti cento posti nella Casa circondariale e cinquanta nel Centro di permanenza per i rimpatri. Il progetto per il nuovo carcere e per il Centro di permanenza per i rimpatri (CPR) di Bolzano esce finalmente dalle secche della burocrazia. È questo l’esito del vertice istituzionale svoltosi al Palazzo del Viminale tra il presidente della Provincia altoatesina, Arno Kompatscher, l’assessora alla sicurezza Ulli Mair e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Un incontro che ha sancito l’accelerazione decisiva per un’opera che il territorio attende, tra promesse e rinvii, dai tempi della giunta Durnwalder.
Per comprendere l’importanza dell’accordo, bisogna riavvolgere il nastro di quella che è diventata una vera “storia infinita” altoatesina. Della nuova casa circondariale se ne parla ufficialmente dal 2011, quando la Provincia individuò l’area di 4,2 ettari in zona San Giacomo, nei pressi dell’aeroporto. L’allora presidente Luis Durnwalder predisse un trasferimento dei detenuti già per il 2014, ma l’iter si è scontrato con una serie incredibile di ostacoli giuridici. Il progetto originale, basato su un innovativo partenariato pubblico-privato (il primo in Italia per una struttura penitenziaria), è rimasto bloccato per anni a causa della crisi finanziaria del colosso edilizio Condotte Spa, vincitore dell’appalto. Solo l’approvazione della Legge di Bilancio nel dicembre 2025 ha permesso di sbloccare la situazione, conferendo poteri speciali al Commissario straordinario Marco Doglio per procedere rapidamente. Ed è in quest’ottica che si è discusso della realizzazione, accanto al carcere, di un Cpr altoatesino, come sotolinea Kompatscher: “Abbiamo fatto riferimento al tema del Centro per i rimpatri, che dovrebbe essere preso in considerazione fin da subito e realizzato in stretta collaborazione tra gli enti statali alle condizioni concordate presso la sede del carcere”.
Ora il progetto prevederebbe la costruzione di una casa circondariale con cento posti e un Cpr da cinquanta posti. Il governo ha sottolineato la necessità di portare ora avanti rapidamente il progetto. Nonostante l’ottimismo istituzionale, il progetto continua a sollevare feroci critiche. L’associazione Bozen Solidale ha diffuso una nota durissima, attaccando frontalmente la figura del presidente: “Non avevamo dubbi che Arno Kompatscher sarebbe diventato il grande artefice della costruzione di un CPR in Alto Adige. Già nel 2016, mentre si patinava come “progressista”, uno dei suoi obiettivi era proprio quello di istituire un CPR in una ex caserma a Roverè della Luna, nascosto da occhi indiscreti al confine tra Bolzano e Trento”.
Secondo l’associazione, l’immagine di Kompatscher come politico liberale è ormai smentita dai fatti: “Tolta la maschera, di progressista non resta nulla. Speranzoso di essere ricordato come uno dei “padri” dell’Autonomia, siamo convinti che di lui resterà il ricordo di un convinto sostenitore di un lager di Stato”. Bozen Solidale conclude invitando la cittadinanza a informarsi sulla “brutalità di quei non-luoghi” attraverso i report indipendenti, ribadendo che la detenzione amministrativa rappresenta una violazione dei diritti umani fondamentali che macchierà la storia della provincia.
Nel dibattito interviene anche Chiara Rabini, ex assessora comunale di Bolzano e attualmente capogruppo dei Verdi in consiglio. “Il carcere serve a scontare una pena e rieducare, come prevede la Costituzione - scrive Rabini - Il CPR è detenzione amministrativa, senza reato e senza percorsi, con persone inviate dallo Stato anche da altri regioni. Affiancare carcere e CPR in queste proporzioni lancia un messaggio sbagliato e caratterizzerà, in negativo, per sempre la nostra città. I Cpr sono centri inefficaci che producono sofferenza - conclude Rabini - Bolzano ha bisogno di un sistema dignitoso di accoglienza e integrazione, non di aggiungere un ulteriore nuovo centro disumano”.