Bolzano. Nuovo carcere, dopo 15 anni arriva la svolta. Verrà realizzato anche un Cpr
Martina Capovin
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Il Dolomiti
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Riassunto
Un incontro tra il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, e il ministro dell’Interno Piantedosi ha sbloccato il progetto per la costruzione di un nuovo carcere e di un Centro di permanenza per i rimpatri (CPR). La struttura, attesa dal 2011, sorgerà a San Giacomo e ospiterà cento posti detentivi e cinquanta posti per i rimpatri grazie ai poteri speciali conferiti a un commissario straordinario. L'annuncio ha scatenato le dure proteste di Bozen Solidale e dei Verdi, che denunciano la natura disumana della detenzione amministrativa definendo il progetto un «lager di Stato». Questo dibattito evidenzia il forte scontro tra le politiche di sicurezza territoriale e la difesa dei diritti umani fondamentali in Alto Adige.
Il Comune di Bolzano e la direzione della casa circondariale locale hanno siglato un protocollo d'intesa per impiegare i detenuti in lavori socialmente utili, come la cura del verde e la manutenzione urbana, a partire da febbraio. L'iniziativa mira a favorire il reinserimento sociale e professionale dei partecipanti attraverso attività di volontariato che includono la pulizia degli argini dei fiumi e il decoro del cimitero comunale. Il progetto, che inizierà con un gruppo ristretto di detenuti già autorizzati al lavoro esterno, punta a ridurre la recidiva valorizzando la funzione rieducativa della pena. Questa iniziativa rappresenta un passo fondamentale per rafforzare il legame tra l'istituto penitenziario e il tessuto cittadino.
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha emanato una circolare che accelera il trattenimento dei migranti irregolari ritenuti pericolosi nei Cpr, dando priorità assoluta alle procedure di rimpatrio. La direttiva semplifica i controlli medici, posticipando l'accertamento dell'idoneità, e stabilisce che la tossicodipendenza non escluderà più i soggetti dalla detenzione amministrativa. Il provvedimento giunge mentre il governo lavora a una nuova legge sulla materia, sollecitata dalla Corte Costituzionale per aggiornare normative vecchie di trent'anni. Questa stretta evidenzia un approccio marcatamente securitario che solleva preoccupazioni circa la tutela della salute e dei diritti fondamentali dei trattenuti.
Entro febbraio 2026, oltre cento detenuti in regime di massima sicurezza saranno trasferiti in Sardegna, trasformando istituti come Badu e Carros e Uta in centri dedicati esclusivamente al regime speciale. La decisione unilaterale del Governo ha scatenato la protesta della Presidente regionale Alessandra Todde, che contesta il mancato coinvolgimento delle istituzioni locali e il rischio di trasformare l’isola in una 'regione-carcere'. Oltre alle critiche politiche, emergono forti preoccupazioni per il sovraffollamento, la carenza di personale e la pressione su un sistema sanitario già fragile. Questa vicenda solleva interrogativi cruciali sulla gestione della giustizia e sul rispetto della territorialità della pena in Italia.