Trieste. “Al Coroneo in dieci in una cella, caccia alle cimici e sovraffollamento: serve un nuovo carcere”

Riassunto

Enrico Sbriglia, Garante regionale dei detenuti, ha denunciato le condizioni drammatiche del carcere Coroneo di Trieste a seguito di una recente visita ispettiva. La struttura ospita 236 detenuti a fronte di soli 117 posti disponibili, presentando gravi carenze igieniche, infestazioni di cimici e una cronica mancanza di spazi per il reinserimento sociale. Sbriglia sollecita la costruzione di un nuovo istituto e propone di valutare un'amnistia condizionata a rigorosi percorsi di integrazione per evitare il collasso del sistema. Questa situazione evidenzia l'urgenza di interventi strutturali per garantire la dignità umana e la sicurezza collettiva all'interno delle carceri italiane.

di Roberto Lazzari
triesteprima.it, 25 gennaio 2026
A dirlo è il Garante regionale dei detenuti Enrico Sbriglia, dopo la visita di ieri, 23 gennaio. Le condizioni di sovraffollamento e i numerosi problemi, anche sistemici, sembrano essere all’estremo. Il garante spinge anche per lo studio della possibilità di amnistia (“non di indulto”), purché con rigorosi criteri di reinserimento in società. Scrive di “condizioni non poche volte mortificanti” all’interno del Coroneo il Garante regionale dei detenuti Enrico Sbriglia, dopo la visita in delegazione di ieri, 23 gennaio, per fare il punto della situazione. La serie di problematiche riscontrate non lascia uscita: “A Trieste si impone la realizzazione di un nuovo e funzionale istituto penitenziario”, per restituire dignità a detenuti e operatori.
Le carceri, ormai, sembrano abituate ad accettare situazioni di illegalità. Il Coroneo non fa eccezione. Colpisce l’immagine visiva dell’interno: “Stanze detentive colme all’inverosimile, dove dieci persone possono utilizzare un solo bagno; le docce in comune, scarsezza di spazi idonei ove poter stare all’aperto per qualche ora al giorno, carenze nella risposta sanitaria”. Ma anche “quotidiana caccia alle cimici, che dagli occupanti di una cella sono state mostrate all’interno di una scatoletta, alcune ancora vive”: insetti che aggrediscono tutti “in modo democratico e ugualitario, anche quelle persone che possono uscire liberamente: familiari dei ristretti in visita, avvocati, magistrati, operatori penitenziari, insegnanti, sanitari o ministri di culto”. Senza contare che tra i ristretti possono benissimo esserci degli innocenti.
I numeri All’interno più del doppio di persone. I posti regolamentari sarebbero 150, di cui circa 30 riservati alle detenute (nell’unico carcere in regione che le può accogliere). Di questi, però, 33 non sono fruibili, facendo scendere il numero di quelli regolamentari a 117. I detenuti sono più del doppio: ieri ce n’erano 236.
Nessuna privacy quando si telefona, anche parlando di salute o in intimità. Manca un refettorio comune in cui mangiare (lo si deve fare nelle “stanze di pernotto”) e restano i problemi del reinserimento: non bastano le attività - fruibili in gruppi, ma che si devono fermare nei feriali alle 16 - né gli spazi per tenere occupate le persone detenute. Non è solo un problema etico: “Il carcere non rilascerà al termine della detenzione persone che possano reinserirsi utilmente nella società, ma favorirà la crescita del disagio, riportando in libertà soggetti che non hanno prospettive reali di reinserimento”, producendo solo “insicurezza”. Sbriglia, insomma, lo scrive chiaro e tondo: serve “comprensione” da tutte le istituzioni, o “il sistema rischia di collassare”. Il Garante conclude tornando a sollecitare una diversa e più accurata analisi dei possibili effetti positivi di un provvedimento di amnistia (“e non di indulto”), che potrebbe funzionare se e solo se “accompagnato da misure collaterali di presa in carico delle persone che fossero rimesse in libertà”.