Brescia. Sovraffollamento e consegna pacchi dimezzata, tutti i problemi di Canton Mombello
Riassunto
Il carcere di Canton Mombello a Brescia affronta una crisi critica dovuta a un tasso di sovraffollamento del 212% e a una grave carenza di personale. Questa situazione ha portato a pesanti limitazioni per i detenuti, come la riduzione dei giorni per la consegna dei pacchi e il ripristino di una sola telefonata settimanale di dieci minuti. La mancanza di organico ostacola anche iniziative positive come lo 'spazio Giallo' per gli incontri familiari, penalizzando soprattutto i detenuti stranieri privi di reti di supporto ufficiali. L'autore sottolinea come la struttura sia ormai inadeguata e debba essere svuotata o chiusa definitivamente per garantire condizioni dignitose. Questo scenario evidenzia l'urgenza di interventi strutturali per risolvere l'emergenza cronica del sistema carcerario italiano.
Corriere della Sera, 25 gennaio 2026
La carenza di personale costringe a ridurre le iniziative a favore dei detenuti. Limitazioni anche per le telefonate. A Canton Mombello sovraffollamento e carenza d’organico continuano a ripercuotersi sulle condizioni dei detenuti. Nella casa circondariale “Nerio Fischione” dovrebbero essere 182 i posti regolamentari, ma all’interno si trovano oltre il doppio delle persone: 386 alla fine dello scorso anno, con un tasso di sovraffollamento (212%), tra i più alti d’Italia. Più detenuti significa anche maggior lavoro per chi deve curarsi di loro: dalla polizia penitenziaria agli educatori, passando per medici, psicologi e volontari vari, il carico di lavoro è diventato insostenibile. Solo con questa doverosa premessa si possono comprendere i fatti che si registrano all’interno dell’istituto di pena, che a parole tutti vorrebbero chiudere una volta per tutte per ampliare quello di Verziano (attualmente anch’esso sovraffollato, ma non a questi livelli e con una struttura e servizi decisamente meno fatiscenti), ma che invece rimane sempre aperto, con vecchi problemi ai quali se ne aggiungono di nuovi.
L’ultimo in ordine di tempo riguarda la consegna dei pacchi per i detenuti, che avviene solitamente due giorni alla settimana (lunedì e venerdì). Un cartello apparso nei giorni scorsi annunciava che la consegna sarebbe stata in futuro possibile solo di lunedì, dimezzata quindi rispetto a prima. Cercando di capire il perché della decisione è emerso come il cartello sarebbe stato affisso senza la necessaria condivisione e quindi rimosso, ma al momento risulta ancora apposto. La questione dei pacchi rimane comunque un problema in primis per chi proprio non può riceverli: infatti solo i parenti autorizzati possono presentarsi, ma il problema è che tantissimi detenuti non ne hanno, come ad esempio gli stranieri che magari possono contare su una rete amicale, ma spesso non autorizzata alla consegna. Ultimamente, per evitare l’introduzione di materiale illegale, le regole si sono fatte inoltre ancora più stringenti ed anche chi in passato se ne incaricava informalmente (come il cappellano), adesso non può più farlo.
Per il detenuto senza famiglia si tratta di un bel problema, così come risulta restrittiva la reintroduzione della norma che autorizza ad una sola chiamata telefonica di dieci minuti ogni settimana, seppur durante il periodo covid furono liberalizzate senza che si registrassero problemi. Si è quindi tornati indietro, imponendo anche limitazioni alle videochiamate che, si suppone, siano da imputare alle difficoltà ad organizzarle e controllarle, vista la penuria di personale. Così non resta che usare (poco) l’unico apparecchio telefonico posto in un angolo del corridoio, dove non c’è ovviamente alcuna privacy e possibilità di avere tranquillità. Tra mille difficoltà proseguono però anche le iniziative pregevoli, come lo “spazio Giallo” che offre la possibilità ai detenuti di incontrare i famigliari con maggiore libertà rispetto ai colloqui, nella stanza del teatro e con la supervisione di educatori e personale di polizia.
Una proposta che andrebbe ampliata, magari aumentando la frequenza e l’accessibilità dei parenti, ma che risulta essere di difficile realizzazione se il personale è costantemente impegnato a risolvere i problemi quotidiani amplificati dal cronico sovraffollamento. Perché al di là di tutti i buoni propositi, il nodo rimane sempre lo stesso: quel carcere andrebbe svuotato, in attesa venga definitivamente chiuso.