Amici del No, diritto e politica non sono la stessa cosa

Riassunto

L’autore analizza la vittoria del «no» al referendum sulla giustizia, interpretandola come un successo politico contro il governo Nordio ma un'occasione persa per una reale riforma del CSM e della magistratura. Donini critica la narrazione ingannevole che ha ridotto temi tecnici a uno scontro ideologico, permettendo alla magistratura di confermarsi come il gruppo di pressione più influente del Paese. Viene sottolineata l'urgenza di separare le funzioni tra pubblici ministeri e giudici per garantire una reale terzietà dell'organo giudicante, superando l'attuale autoreferenzialità del sistema. L'articolo conclude che, nonostante il fallimento referendario, resta necessario intervenire con leggi ordinarie per democratizzare la cultura giudiziaria italiana. Questo scenario sottolinea l'incapacità storica del sistema politico italiano di riformare la giustizia in modo condiviso e strutturale.

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